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PROGETTI 25 Gennaio 2019

Il lavoro per le grandi amministrazioni dello stato

Il lavoro per le grandi amministrazioni dello Stato
Roma
Ristrutturazione di immobili della Guardia di Finanza in Roma: Comando Generale presso via XXI Aprile composto dalla Caserma Piave e dalla Caserma Sante Laria, Caserma Cefalonia Corfù in via di Bravetta, Caserma Vittorio Galliano in via della Batteria di Porta Furba

Gli edifici delle caserme Piave, Sante Laria, Cefalonia Corfù e Vittorio Galliano in relazione alla notevole usura che subiscono quotidianamente, ai processi di obsolescenza degli impianti ed alle richieste della normativa (antincendio, sismica, elettrica, termica, energetica, sicurezza ambienti di lavoro, ecc.), necessitano di interventi di manutenzione, di ammodernamento e di efficientamento nonché di interventi ascrivibili a criteri di alta qualità progettuale e successivamente realizzativa che consentano agli addetti di vivere e lavorare in spazi di qualità, rispondenti alle loro necessità. Si pensi che solamente la Caserma Sante Laria consuma ogni anno 1.200.000,00 € di elettricità gran parte della quale è semplicemente dissipata a causa dell’inefficienza del sistema edificio/impianti/utilizzatori. Il criterio principale è quello della buona prassi progettuale che dovrà necessariamente tradursi in buona prassi esecutiva. Le progettazione risponde alle esigenze della Guardia di Finanza che dopo 30 anni di difficoltà chiede che le opere edili e gli impianti progettati e realizzati siano durevoli, di buona qualità, semplici da utilizzare, semplici da manutenere, semplici da sostituire o riparare, di aspetto gradevole, efficienti ed improntati al risparmio energetico. Tutto ciò nell’ottica del benessere per gli addetti: benessere ambientale, fisico e morale. La progettazione definitiva ha quindi operato esclusivamente in quest’ottica. I circa 40 punti del quadro esigenziale, a partire dai banali interventi di “ripitturazione” sino ai complessi interventi di nuova costruzione, sono stati affrontati in modo molto serio e condiviso. Le scelte del progetto definitivo hanno come obiettivo la realizzazione di spazi di alta qualità e di prestigio, ove l’addetto (dal generale al finanziere semplice) possa sentirsi orgoglioso di vivere e lavorare e non sia invece incentivato al pessimismo ed al menefreghismo. Gli edifici realizzati a partire dagli anni ‘80 così come le ristrutturazioni hanno prodotto squallore ed insalubrità. Lo sforzo del gruppo di progettazione e della Committenza è stato di operare scelte di altro tipo. Ogni intervento è finanziato congruamente affinché l’impresa appaltatrice possa lavorare con efficacia, tranquillità e soddisfazione ciò perché il Contratto non sia un capestro ma uno strumento dal quale tutti i soggetti coinvolti possano trarre la migliore soddisfazione. La somma messa a base d’asta è assolutamente sufficiente a realizzare perfettamente, e nel miglior modo possibile, quanto progettato, garantendo all’appaltatore, serio e motivato, i giusti margini di guadagno nonché la soddisfazione per aver portato a termine un lavoro complesso e degno di molta nota. Si è quindi puntato tutto sull’amore per il proprio lavoro, per gli edifici e gli impianti sui quali si interviene nella consapevolezza che uno spazio bello, utile e funzionale, può cambiare l’esistenza a chi, tutti i giorni, si trova chiamato a viverlo e che uno spazio efficiente, tramite il risparmio energetico, si ripaga in pochi anni di tutti gli sforzi fatti per ristrutturarlo ed efficientarlo.

CASERMA SANTE LARIA
La Caserma Sante Laria si trova ubicata in zona centrale a Roma, vicino alla stazione Tiburtina e Piazza Bologna, più precisamente localizzata nel quartiere V Nomentano compreso a sua volta all’interno del Municipio II.
Il lotto della Caserma fa parte di un grande isolato destinato sin dal 1800 a sede dell’Accademia della Guardia di Finanza ed in particolare è definito a nord da via Nardini, a est da via Pisa e a sud via Moroni, ad ovest da viale XXI Aprile. La superficie complessiva della Caserma Sante Laria è di 25.859 mq.

Storia e utilizzi della Caserma Sante Laria
A Roma vi era l’esigenza di costruire un edificio da destinarsi a sede della Scuola Allievi Ufficiali della Regia Guardia di Finanza, così nel 1930 si realizzò la Caserma Sante Laria. L'edificio fu concepito per ospitare l'Accademia, la Scuola di Applicazione, il Museo Storico del Corpo, un Sacrario per i Caduti delle Fiamme Gialle, un cortile d’onore e un grande cortile per le esercitazioni. Oltre a queste destinazioni d'uso principali furono previste anche palestre coperte, una piscina e un campo sportivo. Su un'area complessiva del lotto di 12.165 metri quadrati fu coperta una superficie di 5.400 mq per una cubatura totale pari a 98.000 mc. Gli ambienti utili realizzati furono 208, oltre al Sacrario, alla palestra, alla piscina e alla torre ricovero e servizi. L'edificio si erigeva su tre piani fuori terra e seguiva la forma triangolare del lotto, disegnando quasi una "A", con un fronte anteriore lungo 190 metri e con quello posteriore lungo 150 metri. Successivamente subì una ristrutturazione che comportò la sopraelevazione della struttura lungo il lato ovest, l’edificio passò così da tre a quattro piani fuori terra, venne inoltre aggiunta la palazzina Smalto, un intera porzione di edificio costruita nell’unico vuoto preesistente e contenente alloggi. Con la realizzazione della palazzina Smalto si chiuse l’intero edificio sia in pianta sia in prospetto. L’intervento di sopraelevazione non si integra bene con l’esistente; è mancata l’attenzione alla ricerca di continuità dei prospetti. La Caserma originaria presenta un linguaggio dai chiari caratteri razionalisti mentre l’intervento più recente è stato dettato dalla non curanza dei particolari e dall’utilizzo di mattoni materiali non affini a quelli esistenti. Attualmente la Caserma Sante Laria è sede Quartier Generale e del Museo Storico della Guardia di Finanza, dell’Ispettorato alle Scuole di istruzione, del Salone d’onore, della piscina olimpionica.

Descrizione della Caserma Sante Laria
La struttura si sviluppa su quattro piani fuori terra, formata da una pianta circa triangolare, forma inconsueta, dovuta alla conformazione del lotto sul quale è edificata. Chiaro esempio di Architettura razionalista del periodo fascista, coniuga il rigore e la chiarezza del disegno delle facciate con la dinamicità dei volumi creati per adeguarsi al sito. Realizzata in due periodi differenti le cui caratteristiche sono ben distinguibili in prospetto, caratterizzata dall’utilizzo al piano primo e nei davanzali di marmo travertino mentre nei tre piani successivi di mattoni faccia-vista. Le facciate sono scandite da finestre di ugual misura che si ripetono alla medesima distanza, in generale esimono da elementi decorativi mentre sono caratterizzate da uno stile monumentale, lineare e sintetico.

Stato di conservazione della Caserma Sante Laria Esternamente la Caserma Sante Laria si presenta in buono stato di conservazione, il sistema compositivo originario che connota l’intero edificio, a parte gli interventi successivi di ristrutturazione, è con laterizio faccia vista e travertino, entrambi di bella fattura. Internamente invece la struttura necessita di interventi di ristrutturazione, presentando problemi legati all’umidità mentre gli impianti e le coperture risultano obsoleti.

Cenni di storia dell’architettura razionalista in Europa ed in Italia
Movimento artistico sviluppatosi in Germania nell'ambito del Movimento Moderno. Il razionalismo in architettura prevede una nuova impostazione della prassi progettuale, che si richiama ai processi logici della scienza e della tecnica. L'architettura razionalista è nata dalla necessità di una più reale aderenza alla realtà sociale ed economica conseguente la rivoluzione industriale, mirando a una soluzione appunto razionale dei problemi che questa stessa società, le esigenze della produzione industriale, le nuove dimensioni e funzioni della città pongono all'architetto e all'urbanista. In aperta e cosciente polemica con il romanticismo e l'irrazionalismo dell'Art Nouveau e con le Accademie, l'architettura razionalista o funzionalista ha voluto inserirsi nell'ambito della storia piuttosto che dell'arte, creando forme la cui determinazione è affidata all'analisi delle funzioni alle quali l'organismo architettonico o l'oggetto d'uso è destinato e alla scelta delle più idonee tecniche costruttive o industriali, attraverso l'eliminazione di ogni componente emotiva ed estetizzante e la “purificazione” della forma da ogni apparato decorativo. Il movimento, alla cui formulazione hanno contribuito gli apporti del materialismo storico e del positivismo, nonché l'eredità delle Arts and Crafts e le sollecitazioni della moderna cultura figurativa, dal cubismo al neoplasticismo, ha raggiunto la sua fase di massima vitalità negli anni tra i due conflitti mondiali, da un lato nell'opera teorico-didattica di Walter Gropius al Bauhaus e nell'attività di Mies van der Rohe, dall'altro nell'opera teorica (Vers une architecture) e pratica di Le Corbusier, assumendo la fisionomia di una corrente di importanza internazionale e determinante per gli sviluppi dell'architettura occidentale. Negli anni tra il 1920 e il 1940 il razionalismo europeo ha puntualizzato la propria problematica fisionomia nell'opera originale dei suoi più grandi architetti, da Breuer a Scharoun, da Behrens a Poelzig. Il razionalismo italiano nasce circa 10 anni dopo rispetto al razionalismo legato all’Europa del nord ed ha vissuto la sua stagione nell'attività del Gruppo 7 (Figini, Pollini, Terragni, Libera) e del MIAR e nella coerente opera critica di Edoardo Persico durante la prima fase del fascismo. Con la II guerra mondiale si è conclusa la fase più vitale e stimolante del movimento. L'opera più significativa del razionalismo italiano è la Casa del Fascio a Como, realizzata da Giuseppe Terragni tra il '32 e il '36. Lo scopo dell’architettura razionalista era quello di migliorare la società e la vita delle persone attraverso un'architettura più moderna e funzionale, all'incirca fino al 1936. Nel dopoguerra, le teorie razionaliste manterranno la loro grande influenza, ma saranno spesso sfruttate all'eccesso e impoverite fino alla speculazione edilizia. In Lazio il razionalismo italiano produce il quartier EUR nonché un notevole numero di altri immobili come le colonie marine e fluviali; lo stesso Terragni sarà chiamato a redigere un notevole numero di progetti per Roma.

Caratteristiche dell’architettura razionalista
Negli anni Venti del XX secolo si diffonde la corrente razionalista, che al rifiuto dell’arte intesa come accumulo di saperi storicizzati sostituisce la convinzione che la nuova società moderna, tesa verso il progresso, deve trovare la sua identità artistica in una rigorosa coerenza tra forma e funzione, tra atto creativo e logiche industriali. In tal modo, l’architetto (così come l’artista e il designer) non è più visto esclusivamente come un tecnico ma piuttosto come colui che è in grado di indicare un nuovo stile di vita, più moderno e agiato, nuovi contesti urbani, nuove relazioni sociali. Insomma, un intellettuale che, attraverso la progettazione, può migliorare le vite di tutti. Negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale l’architettura reagisce alla tradizione degli stili storici e all’esuberanza decorativa dell’Art Nouveau. Architetti e urbanisti come Walter Gropius e Le Corbusier, sono accomunati dal desiderio di stabilire un ordine funzionale per le città e le abitazioni. Le finalità etniche e sociali precedono quelle estetiche perché il valore di un edificio va ricercato nella rispondenza dei materiali e della struttura alla funzione. Pianificazione urbanistica, edilizia abitativa, vengono progettati e realizzati per migliorare la qualità della vita.
I caratteri costruttivi generali dell’architettura razionalista si possono così riassumere: eliminazione di ogni elemento considerato decorativo, uso di forme semplici e razionali, utilizzo di materiali come ferro e cemento armato, uso geometrico di volumi e forme , effetto di stupore e grandezza, monumentalismo, effetto scenografico con l’utilizzo di proporzioni enormi , scelta di materiali come vetro, ferro , marmo e cemento armato , coperture piane, a terrazzo, la struttura e la forma di ogni elemento costruttivo è strettamente legato alla sua funzione, la funzione dell’edificio diviene il fuoco creativo su cui basare la progettazione per raggiungere la migliore utilità possibile , la bellezza consiste nel rapporto diretto tra edificio e scopo, l’estetica di tutto l’edificio è nel suo insieme senza preminenza di facciate.

FORTE AURELIA
Storia dei forti romani
Fin dal (17 marzo) 1861 Cavour prospettò al Parlamento (a quel tempo ancora a Torino, capitale del Regno) la proposta di spostare la “sede” della capitale a Roma, una volta sottratta al Papa, protetto dalle truppe francesi, ed annessa al Regno d’Italia, anche per sancire la fine del potere temporale della Chiesa. Roma era tuttavia protetta da Napoleone III che, al contempo, era il principale alleato del Regno d'Italia. Il 15 settembre 1864, a Parigi, venne quindi stipulata, tra Italia e Francia, la “Convenzione di Settembre”, con la quale l'Italia si impegnava a non attaccare i territori papali mentre la Francia si impegnava, nell'arco di due anni, a ritirare le proprie truppe, poste a protezione dello Stato Vaticano, ottenendo che la capitale venisse spostata da Torino a Firenze (dal 1865 al 1871).
La famosa “Questione romana”, cioè la controversa questione che Roma potesse essere contemporaneamente sede sia del Governo che del Papato, condizionò fortemente la politica italiana ed europea del tempo. In particolare l'insistenza papale nell'affermare l'autonomia e l'indipendenza dello Stato della Chiesa ebbe la conseguenza di favorire in Italia un forte senso di anticlericalismo: infatti Pio IX, nel 1874, e poi Leone XIII ingiunsero ai cattolici italiani di non recarsi alle urne e con il famoso “Non expedit” ("non conviene") proibirono di fatto ai cattolici di partecipare alla vita politica nazionale, e questo favorì una “laicizzazione” della politica di governo.
Di contro, lo Stato perseguì una politica restrittiva sui beni ecclesiastici, tanto che con le “leggi eversive” fu disposta la soppressione di diversi enti ecclesiastici ritenuti "... non necessari al soddisfacimento dei bisogni religiosi della popolazione...", con la conseguente devoluzione al demanio dei relativi patrimoni.
La “Convenzione di Settembre” di fatto decadde nel 1870, dopo la sconfitta dei francesi a Sedan; a seguito di ciò le truppe italiane, comandate dal maresciallo Cadorna, entrarono in Roma attraverso la Breccia di Porta Pia, il 20 settembre 1870, decretando la fine dello Stato della Chiesa, che venne annesso al Regno d’Italia (il 2 ottobre 1870 si tenne in tutto il Lazio un plebiscito per decretarne l’annessione al Regno d’Italia).
Il 13 maggio 1871 venne approvata la “Legge delle Guarentigie”, che stabiliva precise garanzie per il Papa e la Santa Sede: il Papa, secondo tale legge, diveniva suddito dello Stato Italiano, pur potendo godere di una serie di privilegi. La "questione romana" poté dirsi definitivamente conclusa soltanto nel 1929, con la stipula dei “Patti Lateranensi”, sottoscritti l'11 febbraio da Benito Mussolini e da Papa Pio XI, rappresentato dal cardinale Pietro Gasparri.
Dopo la Breccia di Porta Pia, con il conseguente insediamento del Re Vittorio Emanuele nel palazzo del Quirinale, ex sede papale, dal 1871 si rese necessario, per la nuova capitale del Regno, il rafforzamento delle fortificazioni della città, allora protetta soltanto dalle vecchie mura imperiali rinforzate in epoca medievale in alcuni tratti.
La giunta parlamentare nel 1873 propose un preventivo di spesa, di circa dieci milioni di lire, per il rafforzamento della nuova capitale del Regno attraverso la costruzione di dieci o dodici forti, eventualmente integrabili da batterie di seconda linea.
A tale scopo, tra il 1871 e il 1876, vennero presentati diversi progetti; nel 1875 vennero stanziati, con una apposita legge, i fondi per approvvigionare Roma di materiali del Genio e di artiglierie di difesa e il 2 agosto 1877, per Regio Decreto, venne deliberata l’edificazione di un campo trincerato, a protezione della città da un eventuale possibile ritorno delle truppe francesi: il decreto dichiarava “... opera di pubblica utilità ...” la costruzione delle fortificazioni di difesa, nonché di strade, magazzini e polveriere ad esse attinenti.
La struttura difensiva tramite campi trincerati era stata adottata già da diversi decenni sia in Germania (dove questo era strutturato in forma poligonale) che in Belgio (Anversa, fin dalla fine del '700) o in Francia (dove si preferiva generalmente istituire un fronte bastionato e tenagliato, cioè strutturato con difese in muratura a forma di “V” rovesciata).
Anche in Italia erano già stati realizzati dei campi trincerati, in particolare nelle città “di confine” con l’Austria (Verona, Peschiera, Mantova, Mestre e Legnago), e successivamente nelle città appartenenti al “ridotto centrale” (Bologna, Piacenza, Ancona).
Il progetto di massima per la realizzazione dei forti venne affidato al generale Bruzzo, che comandava allora la Divisione Militare Territoriale di Roma; tale progetto fu approvato dal Ministro della Guerra, generale Mezzacapo.
Le raccolta delle varie proposte, circa le fortificazioni di cui dotare la città, fu presentata nella Rivista Militare Italiana ad opera di tre generali del Genio, Antonio Brignone, Benedetto Veroggio e Felice Martini.
Il generale Veroggio sosteneva che Roma, in quanto capitale, dovesse essere il fulcro del sistema di difesa territoriale nazionale e che, quindi, il ridotto centrale di difesa dovesse coincidere con la capitale stessa. A tal fine propose di istituire una cintura di forti.
Nell’agosto del 1871 la commissione del Ministero della Guerra presentò la “Relazione a corredo del Piano Generale di Difesa dell’Italia”, nella quale erano indicati due piani ben distinti: un progetto di difesa vero e proprio ed un piano ridotto, con una spesa pressoché dimezzata.
Tali piani, considerando il fatto che la vicinanza al mare esponeva la nuova capitale a potenziali attacchi esterni, ritenevano indispensabile un potenziamento delle difese cittadine per mezzo di 7 forti, come cintura difensiva interna, e 16 forti (“di tipo prussiano”, cioè con terrapieno addossato al muro esterno e fossato asciutto, con un fronte principale lungo da 180 a 250 metri e armamento di cannoni di medio calibro), potenziati dalla protezione di 15 batterie di seconda linea, per la cintura esterna, nonché il rafforzamento delle mura cittadine (mura Aureliane, mura Serviane, mura Leonine, Recinto di Urbano VIII, ovvero il primo tracciato delle mura Gianicolensi), e la creazione di una “cittadella” militare presso Monte Mario. Tale piano fu presentato alla Camera dei Deputati l’11 dicembre 1871 dal Ministro della Guerra.
La Camera, accogliendo inizialmente il piano, istituì una “Giunta per l’esame del progetto legge”, presieduta dal Depretis, nel frattempo, nel febbraio 1872, il Ministero della Guerra incaricò la Direzione del Genio Militare di predisporre un progetto di fortificazioni occasionali per la città: tale progetto prevedeva 15 piazze d’armi disposte attorno alla città ed un anello esterno di forti militarizzati, oltre al rafforzamento delle mura antiche.
Vennero proposti vari progetti tra Il 1873 e il 1876.
Finalmente, il 12 agosto del 1877, paventando un prossimo attacco francese a Roma proveniente dal mare di Civitavecchia, venne approvato il Regio Decreto (n. 4007) che deliberava la difesa della capitale per mezzo di un campo trincerato composto inizialmente da 10 forti e cinque batterie, eventualmente integrabile con opere occasionali di rinforzo, lungo la cinta muraria principale.
Alla fine prevalse l’idea di un campo trincerato permanente, della circonferenza di circa quaranta chilometri, con forti disposti presso le principali arterie di accesso alla città, coincidenti, in pratica, con le antiche vie consolari romane, o su alture intermedie.
I lavori ai primi forti iniziarono nell’ottobre del 1877. La direzione di tali lavori venne affidata a Luigi Garavaglia, direttore del Genio Militare.

Il sistema dei Forti e delle Batterie
Il sistema dei forti nasce con la questione della difesa dello Stato dopo la proclamazione di Roma capitale. Sono l’insieme di opere militari costituenti un “campo trincerato” composto da quindici forti di tipo “prussiano” e da quattro batterie a pianta esagonale.
I forti hanno una distanza compresa tra 4 e 5 km dalle Mura Aureliane e tra 2 e 3 km fra di loro, per uno sviluppo complessivo di circa 40 km. Le quattro batterie sono arretrate rispetto ad alcuni forti. Le strutture furono denominate con i nomi delle strade che difendevano. L’idea di base era quella di proteggere la città con una cintura di opere esterne collocate nella fascia di territorio (allora campagna) immediatamente circostante, costituita da un poligono con distanze intermedie tra forti minori possibili. I lavori si svolsero tra il 1877 e il 1891; il poligono raggiunse un’ampiezza di circa 40 km e i forti furono posizionati a ridosso delle vie di accesso alla città (corrispondenti nella maggior parte dei casi alle antiche vie consolari). Questa maglia difensiva concentrica aveva lo scopo di tenere sotto controllo ogni possibile avanzata nemica. Molte furono le critiche all’assetto strategico e sulla tecnica costruttiva dei forti che poco dopo il periodo coincidente con la loro ultimazione, furono considerati inadeguati ai nuovi orientamenti dell’arte militare e, di fatto, non entrarono mai in funzione. Durante la prima guerra mondiale, Roma fu dichiarata “città aperta”: i forti e le batterie furono disarmate e le artiglierie furono trasportate al fronte. Successivamente, negli anni del primo dopoguerra, la città in veloce espansione li inglobò. A causa della loro conformazione caratterizzata dall’eccessiva vicinanza alla città, furono poco utilizzate, quindi nel 1919 furono radiati dal novero di fortificazioni dello Stato e utilizzati come caserme o depositi militari tuttavia, anche con la nuova destinazione d’uso, le strutture risultarono non agevoli e questo comportò diverse trasformazioni interne, manomissioni e in taluni casi nuove costruzioni.

Ubicazione e dimensione del Forte Aurelia
Il Forte Aurelia è posizionato tra Via Aurelia Antica e via Bravetta, a circa tre chilometri dalla Porta San Pancrazio, a protezione della zona verso Civitavecchia dal cui litorale si riteneva potesse provenire un attacco. Il forte controllava in particolare l’Aurelia Antica, la nuova, principale via di accesso alla capitale dal porto di Civitavecchia e l’avvallamento di Valcannuta. Complessivamente ha una superficie di 5,8 ettari.

Descrizione del Forte Aurelia Antica
Il tracciato del forte è riconducibile a un trapezio isoscele con fronte esterno retto e quello di gola “a saliente”.
Presenta un ampio fossato sul fronte di gola sprovvisto di tamburo difensivo, difeso da muro alla Carnot coperto, il fronte principale con ricoveri e caponiera centrale e mezze caponiere laterali, traversone centrale staccato, in asse con l’ingresso difeso dal rivellino. Il piano del ramparo è raggiungibile da due rampe simmetriche poste ai lati del traversone centrale. E’ dotato di una polveriera il cui ingresso sul fossato è posto in asse con il ponte levatoio e da un’altra “in caverna” posta alla sinistra del ponte stesso, di due pozzi di acqua sorgiva.

Uso e stato di conservazione del Forte Aurelia Antica
Il Forte seppur ben conservato è stato nel tempo alterato con diversi interventi. In particolare i ricoveri, le scale delle traverse così come la caponiera centrale e le mezze caponiere sono integre, il traversone centrale demolito. Il prospetto dei ricoveri del fronte principale è stato alterato con l’inserimento di serrande metalliche in corrispondenza dei ricoveri.
I terrapieni sul piano del ramparo risultano alterati, a causa della realizzazione di alcune infrastrutture; le uscite delle traverse sono state tamponate. La piazza d’armi così come il piano del ramparo è stato asfaltato.
Il corpo di guardia e le fuciliere del fronte sono conservate, l’accesso alle gallerie di comunicazione dei fianchi laterali sono murate. Si conservano alcuni serramenti originali, compreso il portone di ingresso e il fregio. Il ponte levatoio è stato adeguato negli anni ‘30, per permettere l’accesso carrabile. Il fossato è stato interrato tranne che sul fronte principale ove è stata realizzata una rampa carrabile. La polveriera principale è conservata mentre l’accesso di quella in grotta è interrato e non se ne conosce quindi lo stato di conservazione.

Utilizzi del forte nel tempo
Il Forte dopo la perdita della funzione originaria di protezione della città fu impiegato negli anni ‘30 come Centro Chimico Militare e in seguito fu assegnato nel ’45 alla Croce Rossa Italiana per un Ospedale.
Dopo diversi lavori di adeguamento fu assegnato nel ’58 al Centro Logistico della Guardia di Finanza.
Attualmente ospita la Caserma Cefalonia Corfu' così denominata in ricordo dei Finanzieri caduti in battaglia o fucilati nel 1943.
La Caserma Cefalonia Corfú è, sede del Reparto Tecnico Logistico Amministrativo per il Lazio e l’Umbria, di alcune funzioni del Quartier Generale e del Centro Tipografico della Guardia di Finanza.

Il Forte Aurelia antica oggi
Il Forte Aurelia Antica fu costruito tra il 1877 e il 1881.
Ancora oggi, Il forte è "celato" dalle scarpate di terreno riportato per nascondere la struttura alla vista del nemico.
Ci si accorge della sua presenza solo una volta all'interno dove é chiaramente leggibile la sua impostazione planimetrica.
Superata la galleria d'ingresso, aperta al centro del corpo trasversale, si accede al cortile interno sul quale prospettano i fianchi corti e quello lungo. Sul lato opposto rispetto a quello della galleria d'accesso si vedono i locali, coperti a volta, originariamente destinati a magazzino.
Ai lati degli ingressi di ciascuno di questi ambienti, in alto, troviamo delle aperture circolari per l'aerazione dei locali interni. Si vede chiaramente che questi condoni erano obliqui per impedire Il tiro diretto delle armi da fuoco.
Attualmente l’interno del cortile del forte è utilizzato come deposito autocarri ed automezzi sul lato del prospetto lungo è stata aggiunta una tettoia per riparare i mezzi, mentre i locali originariamente utilizzati come magazzino oggi sono adibiti ad autorimesse.
Nella piazza centrale è stato inserita, rispetta all’impianto originario, una tettoia con un distributore di rifornimento e un piccolo edificio per la raccolta bolle nonché un edificio per il lavaggio degli automezzi.
Ai lati del cortile centrale, simmetriche, due rampe salgono al piano superiore il piano "rampare" dove, lungo il perimetro, corre un camminamento a cielo aperto, ancora occultato alla vista esterna dalla scarpata di terra.
Da questo livello, si possono vedere le sagome, anche queste interrate, dei corpi sporgenti laterali ideati per il fuoco di fiancheggiamento e le torrette per l'aerazione dei locali sotto il livello del terreno. 
Dal camminamento sul lato lungo, a livello ramparo, si accede a tre locali, anche questi interrati (solo l'ingresso è scoperto).
Tornando al livello inferiore, lungo le pareti della galleria d'ingresso al cortile ci sono delle porte che consentono l'accesso ai locali interrati disposti su diversi livelli e collegati da scale e gallerie orizzontali. La muratura portante è realizzata in laterizio e conci di tufo. Le pareti che danno sull'esterno sono quasi tutte rifinite con mattoni a vista alternati al tufo.
Dal 1952 la Guardia di Finanza, pur continuando a utilizzare gli ambienti del forte, ha ampliato l'importante caserma con una serie di costruzioni realizzate nel comprensorio della fortificazione.
I nuovi edifici inseriti nel complesso storico e paesaggistico, sono stati realizzati in pilastri di muratura portante, alti non più di due piani e coperti con tetti a due spioventi con struttura portante in legno rivestita con coppi. L'ingresso alla caserma, aperto lungo il muro di cinta, è collocato su Via Aurelia Antica.
Superato l'ingresso troviamo, in un piazzale, un edificio a un solo piano, coperto con tetto a due falde, con il nome della caserma in alto sulla facciata. Sul lato destro di questo piazzale, oltre gli edifici moderni, si vede il terreno salire celando, sotto di esso, il forte. Nella caserma, sono ospitati il Reparto Tecnico logistico Amministrativo del Comando Regionale Lazio, il Centro Tipografico e il Gruppo Autieri. I padiglioni della Caserma Cefalonia Corfù in generale versano tutti in buono stato di conservazione e le aree verdi sono ben curate, rispettando così l’importante preesistenza storica.

Interventi di ristrutturazione nella Caserma Cefalonia Corfù
Attualmente il plesso di edifici che compongono la Caserma Cefalonia Corfù è composto, oltre che dal Forte (prima costruzione), da venticinque edifici (a uno o due piani) realizzati intorno e internamente al Forte tra il 1950 e il 1985 per rispondere alle nuove esigenze dovute all’uso della Guardia di Finanza. I padiglioni oggetto del progetto definitivo sono il Padiglione 1, il Padiglione 6, il Padiglione 9, il Padiglione 23, la Pensilina 2 e il cortile interno del Forte Aurelia unico, costruiti prima del 1945 e quindi soggetti a tutela ai sensi dell’art. 10 del D.Lgs n.42 del 2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio). Nel cortile sono necessari interventi di ristrutturazione all’interno della Piazza del Forte Aurelia, come il rifacimento delle acque bianche e nere, dei sotto-servizi e della pavimentazione del cortile interno con la messa a norma dell’impianto di distribuzione carburante.

BATTERIA DI PORTA FURBA
Cosa è una Batteria
Le quattro Batterie presenti sul territorio romano erano strutture militari poste in posizione arretrata rispetto ai Forti, avevano il compito di difendere l’accesso alla città dalle omonime consolari. Essendo arretrate rispetto al fronte principale dei Forti, il fuoco era di supporto a quello dei Forti vicini.

Ubicazione
La Batteria di Porta Furba è ubicata nella prima periferia sud est di Roma presso via della Batteria di Porta Furba, la quale è compresa all’interno del Municipio II. La Batteria oggi è compresa all’interno della Caserma Cefalonia Corfù, Il plesso si compone di 30 padiglioni destinati a diversi servizi e gruppi della Guardia di Finanza.

Storia della Batteria Porta Furba – Caserma Vittorio Galiano
La Batteria Porta Furba fu realizzata tra il 1883 e il 1886.
Posta in posizione arretrata rispetto ai Forti aveva il compito di difendere l’accesso alla città dalle omonime consolari, controllando anche la vicina e la ferrovia Roma - Napoli.
Il tracciato della batteria è un pentagono irregolare con il fronte esterno “a saliente” e fronte di gola retto. Il fossato perimetrale è difeso da due mezze caponiere a tenaglia appoggiate al muro di controscarpa, da un muro alla Carnot scoperto sui fianchi e sul fronte esterno e coperto sul fronte di gola, dal tamburo difensivo su unico livello posto a sinistra dell’ingresso alla batteria, difesa dal rivellino. Il piano del ramparo è raggiungibile da due rampe simmetriche poste ai lati dell’ingresso alla piazza d’armi e dotato di una polveriera il cui ingresso sul fossato è posto alla destra del ponte levatoio e di un pozzo di acqua sorgiva. Era composta da un fronte spezzato con due facce, la sinistra lunga 49 metri e la destra 53, formanti un angolo di 136 verso l'interno.
Questo tipo di fronte consentiva il Fuoco d'infilata, sparato parallelamente al muro, riuscendo, cosi, a colpire le truppe nemiche ai fianchi. Dal versante destro della batteria, si vigilava solo sulla non ampia area compresa tra il forte e il resto degli acquedotti. Questi erano i lati della Batteria lungo i quali era sistemata l'artiglieria. Inoltre erano presenti circa sessanta locali destinati al corpo dì guardia, all'ufficiale di picchetto, agli alloggi per gli ufficiali, al ricovero dei militari, alle latrine, alla cucina e alla mensa ufficiali, ai magazzini, alle riservette di artiglieria, alla polveriera, collocata nel muro di controscarpa della gola rettilinea, e alle gallerie di collegamento. Gli obiettivi strategici per i quali era stata costruita la Batteria di Porta Furba prevedevano la resistenza alle truppe nemiche avanzanti lungo la ferrovia Roma-Napoli e dalle vie Casilina, Tuscolana, Latina e Appia.

Uso e stato di conservazione
La Batteria fu impiegata negli anni ’10 da un reparto della Regia Guardia di Finanza per l’addestramento dei cani da guerra, fu poi deposito negli anni ‘20 e quindi destinata a sanatorio e convalescenziario militare. Nel 1927 fu trasformata nel Sanatorio B. Ramazzini poi anche dispensario antitubercolare, rimasto in servizio fino alla fine degli anni ’60. Dal 1970 fu assegnata definitivamente alla Guardia di Finanza. La Batteria fu alterata a partire dagli anni ’20, quando furono progressivamente demoliti i terrapieni, il portale d’ingresso, il ponte levatoio e il corpo di guardia e sopraelevati i ricoveri con un nuovo corpo di fabbrica provvisto di terrazza-portico raccordato con il livello della piazza d’armi da due rampe di scale simmetriche.
Il piano del ramparo raccordato a detto edificio è conservato sui fronti principali e presenta ulteriori edifici di cui uno adibito a cisterna. Con la realizzazione di alcuni padiglioni disposti lungo il suo perimetro Il fossato è stato interrato tranne che sul fronte di gola oggi raggiungibile con una rampa asfaltata, ove si conservano il tamburo difensivo, il muro alla Carnot del fronte di gola e la polveriera.

Utilizzazione nel tempo: le varie destinazione d’uso
In seguito alla funzione originaria per la quale era stata realizzata la Batteria di Porta Furba divenne nel 1925 una colonia post sanatoriale dove i convalescenti potessero riprendere gradatamente le attività lavorative. L'ex Batteria di Porta Furba fu la prima Colonia Lavorativa in Italia, inaugurata dal Re Vittorio Emanuele III durante il Giubileo del Regno. Furono utilizzati, con importanti lavori di adeguamento, i padiglioni in precedenza costruiti per il sanatorio come convalescenziario per militari, gestito dall'Associazione Nazionale Invalidi di Guerra. Le opere di adattamento consentirono subito di accogliere duecento convalescenti. La Colonia Lavorativa disponeva di undici ettari di terreno oltre a diverse strutture. Al centro della Batteria era collocato l’edificio 20, tra il padiglione 20 e l’ingresso vi era l’osservatorio, altri padiglioni erano utilizzati come dormitori, alloggi, foresteria, sala espositiva, chiesa e campo sportivo.
Le strutture della Colonia Lavorativa erano completate da quattro padiglioni per le abitazioni delle famiglie dei coloni, da una serra e da un'azienda agricola.
Nel 1927, si ampliò la Colonia Lavorativa con un ospedale che fu chiamato Sanatorio Berardino Ramazzini.
I padiglioni ospitanti i laboratori, gli alloggi, i gabinetti, la chiesa, la scuola, gli uffici amministrativi e i refettori, conservarono la loro funzione, mentre altri edifici mutarono la destinazione d'uso secondo le esigenze del nuovo ospedale. Furono realizzati anche un dispensario e l'Istituto Benito Mussolini, utilizzato peri corsi di specializzazione nella cura della tubercolosi.
Furono costruiti nuovi padiglioni appositamente edificati per l'ospedale furono destinati al ricovero per gli uomini, per le donne.
Il nuovo Ospedale Sanatoriale era dotato, inoltre, di un teatro e da una biblioteca che nel tempo si ampliò.
Nel 1930, si ebbe un successivo ampliamento con l’edificazione di ulteriori padiglioni destinati a dispensario antitubercolare.
Il sanatorio rimase in attività, incrementando progressivamente il numero di persone curate, fino al 1943.
Dopo la firma dell'armistizio, fu occupato da rifugiati politici, da uomini sfuggiti alla leva e dai partigiani rifugiatisi per non incappare nelle retate essendo ricco di cunicoli e grotte.
L’Ospedale Sanatoriale rimase in attività fino agli anni Sessanta. Nel periodo successivo, fino al 1970, ex Batteria fu lasciata in abbandono e riacquisita al patrimonio demaniale.

Dal 1970 ad oggi l’ex Batteria di Porta Furba è stata concessa alla Guardia di Finanza.

Da Ex Batteria di Porta Furba a Caserma Vittorio Galiano
La struttura affidata alla Guardia di Finanza si estendeva per una superficie di circa dodici ettari, nove dei quali occupali dal vecchio sanatorio (oltre a tre destinati ad azienda agricola), i cui edifici erano ormai divenuti fatiscenti e completamente abbandonati.
Nei primi anni, almeno fino al 1977, non furono eseguite particolari opere di ristrutturazione, e il complesso rimase nell'incuria totale.
Poi furono eseguiti degli interventi di ristrutturazione degli immobili con inserimento di impianti tecnologici. Grazie a queste importanti opere fu possibile allocare nel comprensorio un primo gruppo di 50 Finanzieri della Legione Allievi con compiti di mantenimento e di vigilanza.
Dal 1979, anche la Compagnia Pronto Impiego della 9° Legione di Roma fu sistemata nella ex Batteria di Porta Furba.
Negli anni successivi con le continue opere di adeguamento poterono trovare posto nella caserma svariati reparti della guardia di finanza.
Ulteriori fondi, stanziati negli anni Ottanta e destinati al potenziamento delle Forze di Polizia, furono concessi alla Guardia di Finanza che portano la caserma ad essere una delle più grandi e strutturate del Lazio.